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  • Immagine del redattoreAlice Rondelli

Per una pace letale

Nel gennaio 2024 la CNN ha scritto che il governo degli Stati Uniti non ha monitorato adeguatamente le armi inviate in Ucraina per un valore superiore ad 1 miliardo di dollari. A giovare di questa lacuna sono i trafficanti di armi che operano nel mercato nero europeo.

ph. Dieter Noss house museum, Lanzarote (Alice Rondelli)

24 febbraio 2024: «Anche oggi le forze armate d’Ucraina hanno colpito i quartieri centrali della città di Donetsk. Nel pomeriggio un proiettile d’artiglieria di calibro NATO ha colpito una palazzina. Un civile che si trovava a poca distanza dall’edificio è rimasto ucciso. Questa sera, invece, un razzo Himars di fabbricazione statunitense (un’arma costosa e soprattutto ad alta precisione) è esploso a ridosso dell’ingresso di un ristorante sul lungofiume di Donetsk, all’interno del quale una cinquantina di persone stavano festeggiando un matrimonio. Per puro miracolo si è registrato solo un ferito».

Così scrive sul suo canale Telegram Vittorio Rangeloni, classe 1991, che dal 2015 documenta ciò che avviene in Donbass, territorio conteso tra l’Ucraina e la Russia. Una vita tra le trincee, la sua, per riprendere, fotografare e raccontare una guerra nel cuore dell’Europa.


Il 23 gennaio 2024 la NATO ha firmato un contratto da 1,2 miliardi di dollari per produrre decine di migliaia di colpi di artiglieria per rimpinguare le scorte in diminuzione dei suoi stati membri. Secondo l’Agenzia di sostegno e approvvigionamento della NATO il contratto consentirà l’acquisto di 220.000 colpi di munizioni da 155 millimetri, i proiettili di artiglieria più ricercati. Ciò consentirà agli alleati di rifornire i propri arsenali e di continuare a fornire munizioni all’Ucraina. I piani dell’Unione Europea di produrre 1 milione di colpi di artiglieria per l’Ucraina hanno raggiunto solo circa un terzo dell’obiettivo. Alti funzionari dell’UE hanno affermato di aspettarsi che l’industria europea della difesa produca circa un milione di proiettili all’anno entro la fine del 2024.


In un paper del 22 febbraio 2024, pubblicato sul sito web del parlamento inglese, si spiega che «i legami di difesa e sicurezza tra l’Ucraina, i membri della NATO e altri alleati e partner sono iniziati subito dopo l’indipendenza dell’Ucraina, nel 1991. Essi si sono intensificati quando la Russia ha annesso la Crimea nel 2014, ma hanno assunto principalmente la forma di addestramento e fornitura bilaterale di attrezzature militari non letali. Dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, nel febbraio 2022, l’assistenza militare bilaterale è stata notevolmente intensificata, con molti alleati che hanno fornito per la prima volta armi letali all’Ucraina. (…) Con l’evolversi del conflitto sono cambiati anche i tipi di armi fornite. In vista della controffensiva ucraina del 2023, l’obiettivo era quello di fornire a Kiev la capacità sia di difendere il proprio territorio, sia di riconquistare terreno. Si temeva che la fornitura di armi sempre più sofisticate potesse aggravare il conflitto».

Nonostante queste preoccupazioni, dall’inverno 2023 continuano la fornitura di attrezzature moderne, lo sviluppo di capacità a lungo termine e il rafforzamento della base industriale della difesa dell’Ucraina in un’ottica di “sicurezza a lungo termine” del Paese. Si specifica che «il Regno Unito fornisce armi letali e non letali, compresi carri armati, sistemi di difesa aerea e missili di precisione a lungo raggio» e che il Paese si è impegnato ad addestrare i piloti ucraini di jet veloci (…), ad ospitare un programma di formazione (Operation Interflex), che ha formato oltre 30.000 membri del personale ucraino, con l’obiettivo di addestrarne altri 10.000 entro la metà del 2024.

Interflex Operation è il nome in codice dell’operazione militare multinazionale a guida britannica per addestrare e supportare le forze armate ucraine iniziata nel luglio 2022, che ha preso il posto di Orbital Operation, un’operazione militare britannica per addestrare e supportare le forze armate ucraine, cominciata nel 2015.

Sempre nel paper pubblicato dal Regno Unito si spiega che «l’Unione Europea fornisce anche armi letali e non letali attraverso il suo Fondo europeo per la pace (EPF). Questa è la prima volta nella sua storia che il blocco approva la fornitura di armi letali a un Paese terzo. Ad oggi, l’Unione ha impegnato 5,6 miliardi di euro, compreso 1 miliardo di euro di fondi per rimborsare i Paesi dell’EPF che hanno fornito munizioni urgentemente necessarie. È stato inoltre stanziato 1 miliardo di euro di fondi EPF per l’acquisto congiunto di munizioni per artiglieria da parte dell’UE. Nell’ottobre 2022 l’Unione ha approvato una nuova missione di addestramento per le forze armate ucraine». Nel paper si aggiunge che esso «non esamina il dispiegamento di forze della NATO sul fianco orientale».


Dunque, mentre in nome della pace si continua ad armare l’esercito ucraino e si addestrano i suoi uomini a combattere, già nel luglio 2022 il Financial Times aveva pubblicato un articolo nel quale si spiegava che alcuni stati membri di NATO e UE erano preoccupati del fatto che i gruppi criminali mettessero le mani sulle forniture di armi, contrabbandandole fuori dall’Ucraina verso il mercato nero europeo. Allora si era discusso di una qualche forma di sistema di tracciamento o di elenchi dettagliati di inventario per le armi fornite all’Ucraina, il cui garante doveva essere il governo ucraino.


Uno dei funzionari occidentali intervistato dal Financial Times disse: «Tutte quelle armi sbarcano nel sud della Polonia, vengono spedite al confine e poi vengono divise in veicoli come camion, furgoni e auto private. Da quel momento in poi non sappiamo più dove si trovino e non abbiamo idea di dove vadano, dove vengano utilizzate o se, effettivamente, rimangano in Ucraina».

Anche Bonnie Denise Jenkins, sottosegretario americano per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha ammesso che «la possibilità che le armi statunitensi inviate in Ucraina cadano nelle mani sbagliate è da prendere in considerazione»; aggiungendo che gli Stati Uniti sono «fiduciosi nell’impegno del governo ucraino di salvaguardare e rendere conto delle armi americane».


Sempre nel luglio 2022 la Commissione europea aveva lanciato un “hub di sostegno dell’UE” in Moldavia, per fornire competenze e cooperazione per combattere il contrabbando di armi. Tuttavia, Jana Černochová, Ministro della Difesa ceco, ha spiegato che «è difficile evitare la tratta o il contrabbando: non ci siamo riusciti nell’ex Jugoslavia e probabilmente non lo eviteremo in Ucraina. Confido nel fatto che siano i Paesi donatori ad adottare tutte le misure necessarie per monitorare gli armamenti».

Come abbiamo visto, si tratta di una speranza vana. NATO e Unione Europea, infatti, si stanno affidano unicamente ai controlli del governo di Kiev, limitandosi ad offrire supporto logistico.


Nel gennaio 2024 la CNN titola: “Secondo un rapporto di watchdog, il pentagono degli Stati Uniti non ha monitorato adeguatamente le armi inviate in Ucraina per un valore superiore ad 1 miliardo di dollari”. Il rapporto dell’ispettore generale del Pentagono afferma che il Dipartimento della Difesa non ha rispettato i requisiti del programma EEUM (Basis For Enhanced End Use Monitoring) e che gran parte dell’equipaggiamento inviato in Ucraina è “fuorilegge”, il che significa che non è possibile completare un inventario di tutto ciò che è stato fornito al Paese. Si tratta, tra le altre cose, di missili Javelin e Stinger, dispositivi per la visione notturna, missili AIM-9X e missili aria-aria avanzati a medio raggio. Secondo il rapporto, circa 1,005 miliardi di dollari del totale di 1,699 miliardi di dollari di apparecchiature soggette a monitoraggio dell’uso finale a giugno 2023 non erano stati inventariati.

Sebbene gli Stati Uniti sostengano che nel dicembre 2022 le revisioni del processo di inventario per il Dipartimento della Difesa e le Forze Armate Ucraine abbiano portato a un miglioramento della capacità del Pentagono di tracciare le armi, il rapporto afferma che «permangono limitazioni significative del personale e sfide in termini di responsabilità».


Insomma, per monitorare il tragitto delle armi inviate in Ucraina gli Stati Uniti fanno affidamento sul governo di Kiev, ma in realtà dovrebbe essere il loro Dipartimento della Difesa ad assumersene la responsabilità. La scusa addotta dall’Office of Defense Cooperation (ODC) americano riguarda il fatto che «le procedure standard di inventario dell’EEUM non sono praticabili in un ambiente di guerra dinamico e ostile»; aggiungendo che «il volume senza precedenti di attrezzature inviate in Ucraina va oltre la capacità del limitato personale del Dipartimento della Difesa».

Un “vorrei ma non posso”, che nel caso specifico significa riempire letteralmente l’Europa di armi pericolosissime che finiranno nelle mani alla criminalità organizzata.

Il portavoce del Pentagono, Pat Ryder, sostiene che «sebbene la delinquenza possa suggerire che le armi siano state rubate o sottratte alle forze ucraine, l’ispettore generale ha affermato che era fuori dallo scopo della sua indagine determinare cosa fosse successo alle armi che non erano state adeguatamente tracciate». Quindi, il governo americano è perfettamente cosciente che parte delle armi che han fornito a Kiev siano state contrabbandate, ma sostiene di non poterci fare nulla o, peggio ancora, che non rientri nelle sue responsabilità scoprire dove siano finite.


Ovviamente il problema non riguarda solo gli Stati Uniti.

Prendendo visione dei dati del solo mese di febbraio 2024 si può notare come la quantità di artiglieria inviata al governo di Kiev dai vari Stati del mondo sia monumentale.

Il 24 febbraio il primo ministro Trudeau ha annunciato che il Canada fornirà 3,02 miliardi di dollari canadesi in sostegno finanziario e militare all’Ucraina nel 2024.

Il 22 febbraio, la Danimarca ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari da 247,4 milioni di dollari. Il fondo sarà utilizzato per sistemi di difesa aerea e proiettili di artiglieria e lo stato ha anche firmato un accordo decennale sull’assistenza in materia di sicurezza per l’Ucraina.

La Nuova Zelanda ha annunciato un nuovo pacchetto di assistenza di 25,9 milioni di dollari NZD. Questo pacchetto comprende 6,5 milioni di dollari neozelandesi destinati al Fondo internazionale per l’Ucraina, amministrato dal Regno Unito, per l’acquisto di armi e munizioni e il proseguo dell’addestramento dei soldati, la fornitura di intelligence, nonché il collegamento e il supporto logistico.

Il 20 febbraio la Svezia ha dichiarato che avrebbe donato all’Ucraina attrezzature militari per un valore di 682 milioni di dollari. Il pacchetto comprenderà proiettili di artiglieria, difesa aerea, imbarcazioni e armi subacquee come mine e siluri, nonché addestramento per i soldati ucraini. Si tratta del quindicesimo pacchetto di aiuti della Svezia all’Ucraina ed è il più grande finora.

Il 16 febbraio, la Germania ha aggiornato i suoi elenchi di aiuti militari all’Ucraina con 18 mezzi corazzati da trasporto personale, munizioni, 3 carri armati di sminamento, 1 veicolo corazzato, 10 droni da ricognizione VECTOR con pezzi di ricambio, 48 droni da ricognizione, 4 veicoli per la protezione delle frontiere, 500 lampade a LED e apparecchiature informatiche.

Inoltre, il 15 febbraio la Germania ha promesso all’Ucraina oltre 100 milioni di euro come sostegno a breve termine. L’assistenza comprende veicoli protetti dalle mine, esplosivi per droni, 77 camion, forniture mediche e pezzi di ricambio per vari sistemi d’arma.

Gli stati membri della NATO mirano a consegnare all’Ucraina 1 milione di droni. Inoltre, venti alleati della NATO hanno accettato di formare una coalizione per lo sminamento.

Il governo australiano fornirà una sovvenzione di 50 milioni di dollari australiani al Fondo internazionale per l’Ucraina, sostenendo direttamente l’acquisizione di capacità militari prioritarie.

Il 14 febbraio, la Spagna ha annunciato il rapido trasferimento di un lotto di veicoli corazzati cingolati M113 e altro equipaggiamento. Anche il ministro della Difesa canadese ha annunciato che il Canada darà un nuovo contributo di 60 milioni di dollari canadesi alla UDCG Air Force Capability Coalition per la creazione di una forza di aerei da caccia F-16.

Il 9 febbraio, la Finlandia ha approvato il 22° pacchetto di aiuti militari del valore di circa 190 milioni di euro.

Il 6 febbraio il capo della compagnia turca di difesa Baykar ha annunciato l’inizio della costruzione di una fabbrica vicino a Kiev. Si prevede che la struttura darà lavoro a circa 500 persone e produrrà modelli di droni TB2 o TB3.

L’Irlanda prevede di contribuire nel 2024 con oltre 120 milioni di euro in aiuti militari non letali all’Ucraina attraverso un fondo UE.

Il 5 febbraio, il ministro della Difesa olandese ha annunciato che i Paesi Bassi consegneranno altri sei aerei da combattimento F-16, portando il numero totale promesso a 30.

Il 3 febbraio un nuovo pacchetto di aiuti dall’Estonia comprendente sistemi anticarro Javelin, mitragliatrici, proiettili per armi leggere, vari veicoli terrestri e acquatici e attrezzatura subacquea.

Il 2 febbraio, il Bundestag tedesco ha approvato il bilancio per il 2024, che comprendeva quasi 8 miliardi di aiuti a Kiev.

La Lituania ha fornito sistemi di detonazione e migliaia di munizioni per lanciagranate anticarro. La consegna fa parte di un più ampio impegno triennale di assistenza militare di 200 milioni di euro da parte dell’alleato NATO.

La Spagna ha iniziato a fornire formazione tecnica sulla manutenzione del sistema missilistico Patriot al personale militare ucraino.

La Bulgaria ha iniziato a consegnare più di 100 veicoli corazzati.

Il Partito conservatore canadese, all’opposizione, ha chiesto al governo di inviare decine di migliaia di razzi dismessi in Ucraina, invece di distruggerli. Il Ministero della Difesa canadese ha confermato che la potenziale donazione è al vaglio.

Il 1° febbraio, i leader dell’Unione Europea hanno concordato all’unanimità un pacchetto di sostegno da 50 miliardi di euro (54 miliardi di dollari) per l’Ucraina.


Cliccando sul link potete accedere alla fonte dei dati che ho appena riportato, relative anche ai mesi precedenti al febbraio 2024.


Nel 2017 il Trafficking in firearms report dell’Unione Europea stimava che nell’Unione fossero possedute da civili 35 milioni di armi da fuoco illecite (il 56% del totale stimato delle armi da fuoco). Secondo tali stime, in dodici Paesi dell’UE il numero delle armi da fuoco illegali supererebbe quello delle armi da fuoco detenute legalmente. Immaginate a che cifre si è arrivati oggi, a sette anni dall’ultimo report, di cui due trascorsi a far transitare in Europa un numero di armi letali incalcolabile.

Il rapporto annuale dello United Nations Office on Drugs and Crime offre una panoramica sul fatto che le armi illegali non circolino solo in Europa, ma vengano contrabbandate in tutto il mondo. In Africa, Asia Centrale e America Latina la proliferazione e il traffico di armi illecite è interconnessa al terrorismo, al traffico di droga, al traffico di migranti e alla tratta degli esseri umani, andando ad esacerbare i conflitti armati interni e i disordini socio-politici.

D’altronde, se l’instabilità interna degli Stati più fragili concorre a creare instabilità internazionale è anche una mano santa per l’industria bellica, che trova terreno fertile per allargare il proprio mercato e fare felici gli azionisti.

Una cosa che non bisogna dimenticare è che questo riguarda tutti quelli che hanno un conto in banca o che investono in pacchetti a rendimento sicuro, dietro i quali si nascondono finanziamenti all’industria bellica: è da lì che provengono i maggiori guadagni.

120 paesi hanno firmato una Convenzione che vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle bombe a grappolo, eppure nel 2018 la Cluster Munition Coalition ha scoperto che le istituzioni finanziarie avevano investito quasi 9 miliardi di dollari in aziende produttrici di munizioni a grappolo.

Nel dicembre 2022, PAX, membro della Nobel Peace Prize winning International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) ha lanciato il suo ultimo rapporto: Risky Returns, esaminando il finanziamento dell’industria delle armi nucleari da parte delle istituzioni finanziarie globali.

L’ICAN ha sostenuto che «prestando denaro alle aziende produttrici di armi nucleari e acquistando le loro azioni e obbligazioni, le banche e altre istituzioni finanziarie, [aziende e consumatori] stanno indirettamente facilitando la costruzione e la modernizzazione delle forze nucleari, aumentando così il rischio che un giorno queste ultime armi del terrore verranno utilizzate di nuovo – con conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche». L’ICAN ha anche chiesto che venga attivata una campagna globale coordinata per il disinvestimento dalle armi nucleari.

Il rapporto Don’t Bank on the Bomb Risky Returns ha rilevato che 306 istituti finanziari hanno fornito finanziamenti per 747 miliardi di dollari ai 24 principali produttori di armi nucleari, come BAE e Boeing, tra gennaio 2020 e luglio 2022. Si tratta di un aumento di 61,5 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente, in un momento in cui l’invasione russa dell’Ucraina evidenziava che la necessità del disarmo nucleare non era mai stata così urgente.


Secondo un rapporto della Global Initiative Against Transnational Organised Crime (organizzazione internazionale non governativa con sede a Ginevra) Romania, Slovacchia, Ungheria e Polonia potrebbero fungere da vie di transito per le armi di contrabbando. Si scrive: «nel febbraio 2023 un’operazione congiunta guidata dalle forze dell’ordine rumene e bulgare ha visto l’arresto di 22 trafficanti di armi da fuoco in tutta Europa e il sequestro di 129 armi da fuoco e quasi 1.500 armi d’allarme e di segnalazione non convertite e convertite. L’operazione ha puntato i riflettori sui Paesi confinanti con l’Ucraina (…). Il traffico di armi via terra dal Paese verso l’Europa coinvolgerà molto probabilmente gli stati ai confini occidentali – vale a dire Moldavia, Romania, Ungheria, Slovacchia e Polonia – anche se alcune armi del conflitto potrebbero entrare in Europa attraverso la Russia o la Bielorussia».

Il nuovo piano d’azione della Commissione europea sul traffico di armi da fuoco 2020-2025, che sosteneva di voler dare priorità alla lotta alla criminalità organizzata, contiene una serie di azioni specifiche per la regione dell’Europa sudorientale, incentrate su tre filoni principali: armonizzare il contesto giuridico, agevolando il rafforzamento delle capacità e modernizzando la struttura amministrativa; aumentare la sicurezza e la riduzione delle scorte; aumentare la cooperazione operativa e lo scambio di informazioni.

Tuttavia ad oggi avviene l’esatto contrario: tutti gli stati europei stanno aumentando le scorte e il controllo delle armi che stanno velocemente e costantemente confluendo in Ucraina appare quanto mai lacunoso.


Come è facilmente intuibile, la situazione è ormai irreparabile. Nell’attuale contesto internazionale, che vede inasprirsi la polveriera mediorientale, armare gli stati fino ai denti condurrà di certo ad un’escalation incontrollata delle tensioni su larga scala, dagli esisti imprevedibili.

La millantata ricerca della pace non è mai stata così potenzialmente letale.


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