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Nuovo cinema estremismo

Immagine del redattore: Alice Rondelli
Alice Rondelli
29 set
Tempo di lettura: 12 min
Secondo il dizionario Treccani «la mistificazione è la distorsione volontaria o la manipolazione della verità e della realtà dei fatti, atta ad ingannare o per favorire un’opinione errata». Tuttavia, un falso racconto può svelarci della verità più di quello che si possa immaginare. E allora cosa ci narrano la caccia a terroristi di ogni genere che gli Stati Uniti hanno di recente inasprito e il nuovo Decreto Sicurezza varato dal governo Meloni?

"Santa Resistenza", stancil di Tutto e Niente, foto di Alice Rondelli (2026) 

Il governo degli Stati Uniti d’America designa come “terrorismo” un’attività che implichi un atto violento o un atto pericoloso per la vita umana, la proprietà o le infrastrutture che sembra essere intenzionale ad intimidire o costringere una popolazione civile; che influenzi la politica di un governo mediante intimidazione o coercizione; o che influenzi la condotta di un governo mediante distruzione di massa, assassinio, rapimento o presa di ostaggi.

 

Il 22 settembre 2025 un decreto esecutivo del presidente americano Donald J. Trump ha dichiarato ufficialmente Antifa organizzazione terroristica.

Nel documento Antifa viene definita: «un’organizzazione militarista e anarchica che invoca esplicitamente il rovesciamento del governo degli Stati Uniti, delle forze dell’ordine e del sistema giuridico» utilizzando «mezzi illegali per organizzare ed eseguire una campagna di violenza e terrorismo a livello nazionale al fine di raggiungere questi obiettivi».

 

Antifa non è un’organizzazione unica: non ha un leader ufficiale, non ha una sede centrale, non ha tessere di iscrizione, né uno statuto formale. I suoi militanti si riconoscono prevalentemente in correnti di estrema sinistra, tra cui l’anarchia, il socialismo e il comunismo. Antifa è un’ideologia, un movimento, una rete di gruppi autorganizzati che nasce a Portland nel 2007, ma che affonda le proprie radici nell’Europa degli anni ’20 del Novecento. Oggi, a mio avviso, qualunque persona si adoperi in forma pubblica o privata per contrastare il fascismo può essere considerata parte di Antifa.

 

Secondo il decreto di Trump, la campagna americana di Antifa prevederebbe «sforzi coordinati per ostacolare l’applicazione delle leggi federali attraverso scontri armati con le forze dell’ordine, rivolte organizzate, aggressioni violente contro gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) (…), nonché la diffusione sistematica di dati personali e altre minacce contro figure politiche e attivisti».

Ovviamente, sotto i riflettori vengono messi anche l’aspetto della radicalizzazione, del reclutamento e dell’addestramento; la repressione dell’attività politica; l’impiego di mezzi e meccanismi per proteggere l’identità dei membri dell’organizzazione; e l’occultamento delle fonti di finanziamento e delle sue operazioni.

«Gli individui associati ad Antifa e che agiscono per suo conto si coordinano con altre organizzazioni ed entità allo scopo di diffondere, fomentare e promuovere la violenza politica e reprimere la libertà di espressione politica».

Per tutti questi motivi Antifa è considerata domestic terrorism (ovvero, terrorismo interno).

 

Alla sezione 2 del decreto si sottolinea che «tutti i dipartimenti e le agenzie esecutive competenti dovranno utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per indagare, interrompere e smantellare qualsiasi operazione illegale, in particolare quelle che coinvolgono azioni terroristiche, condotte da Antifa o da qualsiasi persona che affermi di agire per conto di Antifa».

 

Le disposizioni generali contenute nella sezione terza sottolineano che «poiché la legge statunitense non prevede un processo formale di designazione per le organizzazioni terroristiche nazionali – come avviene, invece, per quelle straniere – le agenzie federali sono legalmente vincolate a utilizzare solo le autorità investigative e giudiziarie esistenti; e che nessun diritto di azione privata può essere fatto valere in un tribunale contro gli Stati Uniti, le sue agenzie o i suoi dipendenti».

 

Mettiamo da parte il testo del decreto di Trump.

 

Negli Stati Uniti esistono tre principali definizioni di terrorismo: Foreign Terrorist Organization (FTO), Specially Designated Global Terrorist (SDGT) and Specially Designated National (SDN).

 

Per quanto riguarda le Foreign Terrorist Organization (FTO) il Segretario di Stato ha l’autorità – ai sensi dell’Immigration and Nationality Act (INA) – di designare un’organizzazione come FTO se questa soddisfa tre criteri: il gruppo terroristico sospettato deve essere un’organizzazione straniera; deve impegnarsi in “attività terroristica” o “terrorismo”; e minacciare la sicurezza dei cittadini statunitensi o la difesa nazionale, le relazioni estere o gli interessi economici degli Stati Uniti.

 

Le Specially Designated Global Terrorist (SDGT) e le Specially Designated National (SDN) possono essere designate come tali dai Segretari di Stato e del Tesoro – ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) – e aggiunte all’elenco dell’Office of Foreign Assets Control di Specially Designated Nationals and Blocked Persons, se hanno commesso (o rappresentano un rischio significativo di commettere) atti di terrorismo che minacciano la sicurezza dei cittadini statunitensi o la sicurezza nazionale, la politica estera o l’economia degli Stati Uniti; se sono possedute o controllate da, o agiscono per conto di, individui o entità specificati; se assistono, sponsorizzano o forniscono supporto finanziario, materiale o tecnologico per, o servizi finanziari o di altro tipo a, o a sostegno di, atti di terrorismo o individui o entità specificati; o se sono associati a determinati individui o entità già designati. 

 

Se un individuo o un’entità vengono designati come SDGT o SDN il governo può bloccarne i beni, gli interessi patrimoniali, le transazioni in corso e vietare di intrattenere rapporti commerciali in quasi ogni ambito. Se essi non risultano essere cittadini o enti statunitensi possono essere espulsi dal Paese.

 

Questo è esattamente ciò che è accaduto all’Italiana Autistici/Inventati. Scrive Vanity Fair: «C’è una frase, sul sito di Autistici/Inventati (A/I), che è rimasta identica per venticinque anni: “Socializzare saperi senza fondare poteri”. È una frase di Primo Moroni, libraio e agitatore culturale milanese, ma è anche il manifesto che guida (o meglio, guidava) il collettivo nato nel 2001 sulla scia del G8 di Genova, all’interno di quegli ambienti che diedero vita anche a Indymedia Italia, la redazione indipendente che documentò le violenze della polizia a cominciare dai fatti avvenuti all’interno della scuola Diaz. Da allora il collettivo italiano Autistici/Inventati ha fatto una cosa sola con ostinazione: fornire infrastrutture digitali gratuite a chi non si fida – o non può permettersi – dei servizi dei grandi provider commerciali statunitensi. Circa 16mila caselle email, 1.500 siti, 5.500 mailing list, 10mila blog, tra cui la piattaforma Noblogs. Attivisti, collettivi, organizzazioni non governative, persone che volevano un indirizzo di posta elettronica senza dover cedere una parte rilevante della propria privacy alle big tech».

 

Scrive lo Studio Legale Padovan: «In data 26 agosto 2026, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attraverso l’Office of Foreign Assets Control, in coordinamento con il Dipartimento di Stato, ha designato il collettivo di attivismo digitale Autistici/Inventati (A/I) – organizzazione e collettivo con sede in Italia – quale Specially Designated Global Terrorist (SDGT), ai sensi dell’Executive Order 13224 (come modificato, da ultimo, dall’Executive Order 13886). La designazione è stata adottata nell’ambito delle misure statunitensi volte a contrastare le reti terroristiche transnazionali di estrema sinistra e, in particolare, nei confronti di soggetti ritenuti aver fornito supporto materiale, tecnologico o servizi a sostegno di atti di terrorismo.»

L’organizzazione Autistici/Inventati ha deciso immediatamente di chiudere i battenti spiegando che «la concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte».

«Con sede a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, A/I operava nel settore dell’infrastruttura digitale e, secondo le autorità statunitensi, fornirebbe servizi tecnologici a gruppi e soggetti dell’area dell’estrema sinistra violenta attraverso un nucleo di hacker e sviluppatori che mettono a disposizione una gamma completa di strumenti e servizi, tra cui hosting di siti web, caselle di posta elettronica criptate, sistemi di chat e videoconferenza e infrastrutture digitali riconducibili alla piattaforma Noblogs. Secondo l’Amministrazione statunitense, tali servizi sarebbero utilizzati per organizzare, reclutare, comunicare, diffondere propaganda e informazioni sui bersagli e facilitare attacchi violenti, mantenendo gli utenti difficili da identificare».

«Secondo il Dipartimento di Stato e il Dipartimento del Tesoro USA, A/I Collective avrebbe fornito strumenti e servizi digitali a numerosi gruppi violenti di estrema sinistra, negli Stati Uniti e in altri Paesi, mettendo a disposizione infrastrutture per comunicare, diffondere propaganda e comunicati, organizzare attività e rivendicare azioni violente o di sabotaggio».

 

Bisogna sottolineare che in diversi tribunali sono state sollevate aspre contestazioni circa la legittimità costituzionale della designazione di una persona di cittadinanza statunitense in una delle succitate categorie. Questo dipende dal fatto che la giurisdizione in merito all’argomento sia ancora incerta e molto scarsa.

Anche le terze parti associate all’entità designata possono incorrere in problemi di varia natura come indagini penali e azioni esecutive volte ad accertare un eventuale supporto materiale o di risorse che risultino di favoreggiamento alla presunta attività terroristica in tutte le sue sfaccettature. Non solo, il governo degli Stati Uniti si riserva di indagare anche in futuro nelle attività di enti o persone risultate parti terze.  Inoltre, i sensi dell’Anti-Terrorism Act (ATA) le designazioni FTO e SDGT aprono i tribunali statunitensi alle cause civili private contro individui; ad esempio, i querelanti possono citare in giudizio non solo le entità stesse designate per i loro atti di terrorismo, come ad esempio Antifa, ma anche qualsiasi azienda, entità o individuo che presumibilmente aiuti e favorisca tali atti, o cospiri con un’organizzazione FTO/SDGT o con le sue affiliate o con agenti a sostegno di tali atti, ad esempio una fondazione o un’organizzazione no-profit che si presume abbia fornito supporto materiale ad Antifa.

 

Insomma, ci può andare di mezzo davvero chiunque. La cosa più saggia da fare pare essere quella di mettersi direttamente contro Antifa, quindi dalla parte del governo americano. Come? Denunciando qualunque persona o ente che risulti sospetto. Cosa ci si guadagna? Beh, secondo la legge «ai querelanti che ottengono ragione può essere riconosciuto un risarcimento pari al triplo dei danni, le spese processuali e gli onorari degli avvocati». Jackpot!

 

Tuttavia, dall’ordine esecutivo di Trump che designa Antifa come “organizzazione terroristica interna” non derivano dirette conseguenze legali, per questo il Memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale, emesso poco dopo, ordina la creazione di una «strategia nazionale per indagare e smantellare reti, entità e organizzazioni che fomentano la violenza politica, in modo che le forze dell’ordine possano intervenire nelle cospirazioni criminali prima che si traducano in atti politici violenti». L’auspicio del memorandum è quello di colpire le fondazioni, i singoli finanziatori e le altre organizzazioni senza scopo di lucro, innescando una serie di azioni di attuazione da parte del ramo esecutivo, tra cui la revisione dello status di esenzione fiscale delle organizzazioni e, potenzialmente, indagini penali.

 

Inutile dire che tutto questo meccanismo ha più a che fare con la repressione del dissenso alle politiche scellerate di Trump in tema di immigrazione e quant’altro, piuttosto che a ciò che riguarda una presunta sicurezza nazionale. Quello che si teme è la rivolta popolare.

 

Anche l’Italia è impegnata a contrastare l’antifascismo; non in maniera eloquente com’è invece in stile trumpiano, ma certamente non meno estrema.

Il 24 febbraio 2026, infatti, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto Sicurezza – fortemente voluto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – (DECRETO-LEGGE nº23) «in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale». Il Decreto è stato convertito in legge il 24 aprile 2026 (nº 54).

Scorrendo le 17 pagine del decreto si possono trovare interessanti spunti di riflessione; ad esempio, si cita una non meglio precisata «straordinaria necessità e urgenza di prevedere misure per la funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, in favore delle vittime del dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata».

Chi sono queste supposte “vittime del dovere”? I poliziotti che vengono feriti dai manifestanti che si difendono dalle manganellate degli stessi? Proporzionalmente parlando, allo stato dei fatti ci sarebbe più da proteggere i cittadini dalle forze dell’ordine che viceversa. Il decesso per soffocamento dovuto al contenimento improprio ad opera di due agenti di polizia di Abderrahim Fakir, morto sull’asfalto bolognese il 19 luglio 2026, ne è solo l’esempio più recente.

E chi sono le vittime del terrorismo? I manifestanti pacifici pro-Palestina che da due anni chiedono di fermare il brutale genocidio in corso nella striscia di Gaza hanno forse compiuto attacchi terroristici di cui non siamo a conoscenza? Non mi pare. Quello che so, invece, è che il 25 ottobre 2025 è stato notificato un provvedimento a Mohammad Hannoun, presidente delle associazioni Associazione benefica di solidarietà con il popolo Palestinese e Associazione Palestinese in Italia, che gli impedirà di tornare a Milano per un anno.

Mohammad Hannoun avrebbe manifestato «una pervicace inclinazione a commettere reati contro l’ordine pubblico» ed egli «risulta esprimere una pericolosità sociale concreta e attuale».

Invenzioni pure e semplici. Repressione della libertà di espressione nella sua forma più limpida.

Ovviamente, essendo uno degli organizzatori dei numerosi cortei che in questi ultimi due anni sono stati ospitati dalla città di Milano Hannoun è stato anche incriminato per istigazione a delinquere. Sì, perché dire alla gente di marciare per ciò in cui crede è un misfatto inaccettabile per il governo fascista di Giorgia Meloni. Se il fatto non costituisse un precedente gravissimo per la libertà di espressione nel nostro Paese, la faccenda farebbe sbellicare dalle risate per quanto è ridicola.

 

L’art. 7 del nuovo decreto sicurezza specifica che le operazioni di polizia debbano essere destinate alla prevenzione di reati che turbino l’ordine e la sicurezza pubblica in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone. Ci si riferisce, ovviamente alle manifestazioni. Quindi, se la polizia suppone che un corteo stia disturbando qualcuno può intervenire per disperdere i partecipanti. Ovviamente, si tratta di una cosa senza senso visto che lo scopo di una manifestazione o di una protesta è proprio arrecare disturbo nel tentativo di risvegliare le coscienze di cittadini e politici. Il punto è proprio questo: illuminati sì, risvegliati proprio no. Chi ha orecchie per intendere intenda.

 

«In presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, gli ufficiali e gli agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici persone in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo (…)»; insomma, non importa che tu abbia un arma con te, ti basta essere nel posto considerato sbagliato al momento sbagliato, ovvero una qualsiasi manifestazione autorizzata e non, basta che qualcuno delle forze dell’ordine ritenga che tu possa turbare la riccona di 150 anni che vuole affacciarsi dal suo balcone in San Babila senza sentire i cori di qualche zecca comunista filo-araba. Ah, e se dovessero decidere di portarti in caserma (per un massimo di 12 ore) dovrai aspettare che un Pubblico Ministero accerti che non abbia tu non abbia fatto nulla di male. Pensate nel 2026 in una nazione considerata civile scomodare un PM perché a qualcuno dà fastidio che qualcun altro possa manifestare la propria opinione come costituzionalmente garantito dall’articolo 12. Non solo, qualora ti venga in mente di dileguarti tra la folla all’arrivo delle forze dell’ordine, sappi che anche quello potrebbe essere punito con una sanzione. Ti tocca solo sperare che non vengano estratti i manganelli, perché in quel caso la legge si aspetta da te che tu stia lì a buscarle senza fare un fiato.

Se tutto ciò non dovesse bastare come deterrente, le sanzioni pecuniarie passano da un massimo di euro 413 ad un massimo di euro 10.000 e valgono anche per i promotori di «una riunione in luogo pubblico tramite reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato» che non informino preventivamente l’Autorità.

Praticamente è come se io volessi andare dai sindacati per far valere un mio diritto nei confronti del mio datore di lavoro e dovessi chiedere proprio a lui il permesso di farlo. Una situazione che mi figuro più o meno così: «Ehi, lo sai che sei proprio un pezzo di merda perché mi metti tutti i giorni una mano sul culo mentre preparo il caffè ai clienti? Ti spiace se vado a dirlo a chi ha gli strumenti per intentare una causa contro di te e farmi dare un lauto risarcimento?».

Se il paragone che ho utilizzato vi sembra eccessivo, provate ad immaginare di vivere in una società in cui non sarete mai più liberi di battervi per un vostro diritto, in cui dovrete leccare i piedi all’infinito ad uno Stato-padrone che vi vuole schiavi silenti di un sistema repressivo che gli consente di rimanere in vita e di prosperare sano e forte a vostre spese.

Se non riuscite ad immaginare questa scena, o se addirittura la deridente pensando che sia distopia, allora per voi è già troppo tardi.

Ovviamente, tutto ciò ha il solo scopo di spaventare i cittadini così da persuaderli ad evitare di partecipare alle manifestazioni, per applicare le sanzioni ci vogliono ragioni e prove serie e contestualizzate. Tuttavia, la deterrenza in questi casi quasi sempre funziona.

Mistificare la realtà, ormai lo sappiamo, è l’arma principale che i governi fascisti in ogni parte del mondo utilizzano allo scopo di raggiungere i propri obiettivi, che si tratti di guerra o di pura e semplice repressione del dissenso.

Questo è un fatto che ci deve preoccupare per due ragioni principali. La prima riguarda il fatto che se il dissenso non trova sbocchi organizzativi concreti rimane castrato e può, alla lunga, degenerare in forme di violenza pubblica e scontri armati fuori da ogni controllo e senza finalità concrete. La seconda è che ciò che è accaduto ad Autistici/Inventati ci offre l’esatta misura di quanto l’attuale governo Meloni sia invischiato con quello di Trump: ovvero, tanto da accettare di buon grado l’ingerenza straniera in fatti che riguarderebbero, al massimo, la sicurezza nazionale Italiana.

A quanto pare, per Giorgia Meloni i confini esistono solo quando le conviene.

 

Un fatto è certo: l’estremismo che ci deve preoccupare non è quello degli antifascisti, ma piuttosto quello dei governi occidentali, che sistematicamente stanno trasformando in Stati di polizia quelle che noi ingenuamente ancora consideriamo democrazie.

Tutto questo sta accadendo sotto gli occhi di tutti, come in un film apocalittico in cui ci si rende conto che il giorno del giudizio è arrivato solo quando non si può più far altro che correre per tentare di mettersi al riparo. Quando quel giorno arriverà non potremo che dare la colpa a noi stessi, perché anziché resistere all’oppressore ci siamo messi a scappare.


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