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  • Immagine del redattoreAlice Rondelli

All-inclusive proxy war

Il 29 giugno 2023, Max Blumenthal – caporedattore e fondatore di The Grayzone, giornalista pluripremiato e autore di numerosi libri – si è rivolto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, domandando chiarimenti in merito al ruolo degli aiuti militari statunitensi all’Ucraina nell’escalation del conflitto con la Russia e circa i veri motivi dietro il sostegno di Washington alla guerra per procura di Kiev.

Il 29 giugno 2023, Max Blumenthal – caporedattore e fondatore di The Grayzone news, giornalista pluripremiato e autore di numerosi libri – si è rivolto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, domandando chiarimenti in merito a due questioni: il ruolo degli aiuti militari statunitensi all’Ucraina nell’escalation del conflitto con la Russia e i veri motivi dietro il sostegno di Washington alla guerra per procura di Kiev.



Ph. Museo per la memoria di Ustica, Bologna, 2020 (Alice Rondelli)


Blumenthal ha esordito spiegando che come americano si sente costretto dal suo stesso governo a finanziare una proxy war che, oltre ad essere una minaccia per la stabilità regionale e internazionale, viene condotta a spese del benessere dei suoi connazionali. Un esempio utile a comprendere il malcontento dei cittadini statunitensi riguarda il fatto che il 28 giugno, mentre le squadre di emergenza lavoravano per ripulire l’ennesimo deragliamento di un treno tossico negli Stati Uniti (precisamente sul fiume Montana), il Pentagono ha annunciato l’intenzione di inviare ulteriori 500 milioni di dollari di aiuti militari all’Ucraina. In quel momento, l’esercito ucraino stava entrando nella terza settimana di una decantata controffensiva che la CNN ha descritto come «non all’altezza delle aspettative», come aveva ammesso anche Zelensky. L’esercito ucraino non era riuscito a violare la principale linea di difesa della Russia e la CNN ha riferito che al giorno 12 giugno, Kiev aveva perso 16 veicoli corazzati di fabbricazione statunitense inviati nel paese. Di conseguenza, il governo americano ha deciso di addebitare ai contribuenti altri 325 milioni di dollari, utili a rimpinguare le scorte militari ucraine.

Il giornalista continua spiegando che la scelta della politica di Washington di continuare a dare la priorità ai finanziamenti illimitati per una guerra nucleare in terra straniera, mette in luce una dinamica inquietante nel cuore del conflitto ucraino. Questo, infatti, viene definito un vero e proprio Schema Ponzi, che consente alle élite occidentali di incanalare i soldi pubblici nelle casse di un governo straniero – quello ucraino – che persino il Transparency International (sponsorizzato dall’Occidente) ha classificato come uno dei più corrotti d’Europa. Inoltre, il governo degli Stati Uniti deve ancora condurre una verifica ufficiale dei suoi finanziamenti per l’Ucraina e dunque gli americani non hanno la minima idea di dove siano finiti i soldi delle tasse. In tal proposito, un audit indipendente condotto da Heather Kaiser (ex ufficiale dell’intelligence militare e veterana delle guerre statunitensi in Afghanistan e Iraq) e pubblicato da The Grayzone, riguardante l’assegnazione delle tasse statunitensi all’Ucraina durante gli anni fiscali 2022 e 2023, ha fatto emergere dati molto interessanti. Il documento rivela un pagamento di 4,48 milioni di dollari dall’amministrazione della previdenza sociale degli Stati Uniti al governo di Kiev. Risultano pagamenti per un valore di 4,5 miliardi di dollari da parte della United States Agency for International Development per ripagare il debito sovrano dell’Ucraina – gran parte del quale è di proprietà della società di investimenti globale BlackRock – e questo, da solo, equivale a $30 prelevati da ogni singolo cittadino statunitense in un momento in cui 4 americani su 10 non sono in grado di permettersi un’emergenza di $400. Per giunta, le tasse dei cittadini riempiono i budget di una stazione televisiva a Toronto, che altro non è che un think tank pro-NATO in Polonia; decine di milioni di dollari sono stati destinati a società di private equity (ovvero quella categoria di investimenti finanziari mediante la quale un’entità apporta nuovi capitali), oltre a un pagamento di un milione di dollari a un singolo imprenditore privato a Kiev; un contratto da 4,5 milioni di dollari del Pentagono con una società chiamata Atlantic Diving Supply, che fornisce all’Ucraina attrezzature esplosive non meglio specificate, società notoriamente corrotta che Thom Tillis, presidente del Comitato per i servizi armati del Senato, aveva precedentemente criticato per il suo passato all’insegna di molteplici frodi. Tuttavia, il Congresso non è riuscito a garantire che questi loschi pagamenti e massicci accordi di armi fossero adeguatamente monitorati.

Come se tutto ciò non bastasse, Blumenthal ha aggiunto che gran parte degli aiuti militari e umanitari spediti in Ucraina sembrano essere svaniti. L’anno scorso, infatti, CBS News ha avvertito il pubblico che il direttore di un’organizzazione no-profit pro-Zelensky in Ucraina, aveva riferito che solo il 30% circa degli aiuti inviati stava raggiungendo le linee del fronte in Ucraina. Dunque, l’appropriazione indebita di fondi e forniture sembra essere preoccupante almeno quanto le potenziali conseguenze del trasferimento e della vendita illeciti di armi di tipo militare. Lo scorso giugno, il capo dell’INTERPOL ha avvertito che i massicci trasferimenti di armi in Ucraina significano che possiamo aspettarci un afflusso di armi in Europa, con conseguente incremento del traffico illecito ad opera della criminalità organizzata.

Questo maggio, un gruppo di neonazisti russi anti-Cremlino, corredati di equipaggiamento fornito dal governo ucraino, è stato acclamato dai politici occidentali per aver compiuto attacchi terroristici in territorio russo utilizzando gli Humvee, che sono automezzi militari da ricognizione di fabbricazione americana. Nonostante i Russian Volunteer Corps siano guidati da un uomo che si definisce il “Re Bianco” e includano numerosi ammiratori aperti di Adolf Hitler, il Congresso americano sembra non preoccuparsene affatto. Lo scorso dicembre, il leak di un cablo del Dipartimento di Stato ha ammesso che le misure di verifica delle attività di combattimento tra le forze ucraine e russe sono talvolta impraticabili o impossibili. Quindi, non solo l’amministrazione Biden sa di non poter rintracciare le armi che sta inviando in Ucraina, ma è anche consapevole di stare intensificando una guerra per procura contro la più grande potenza nucleare del mondo, sfidandola così a rispondere a tono. Questo è il motivo per il quale nel 2014 il presidente Obama respinse le richieste di inviare armi offensive letali a Kiev perché, come ha affermato il Wall Street Journal, sapeva che farlo sarebbe equivalso a provocare un’ulteriore escalation di Mosca, che avrebbe potuto trascinare Washington in una guerra per procura. Persino Trump, quando entrò in carica nel 2017, tentò di mantenere la linea politica di Obama, ma è stato presto etichettato della stampa di Washington e dal Partito Democratico come «burattino russo» per essersi inizialmente rifiutato di inviare i missili Javelin all’esercito ucraino (cosa che fece nel 2019 per evitare l’impeachment).

Ancora prima dell’inizio del conflitto, precisamente nel gennaio 2022, gli Stati Uniti annunciarono l’invio di un pacchetto di armi da 200 milioni di dollari all’Ucraina. Il 18 febbraio, gli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa hanno segnalato un raddoppio delle violazioni del cessate il fuoco, con mappe OSCE che mostrano la stragrande maggioranza dei siti presi di mira dalla parte della popolazione separatista filo-russa a Donetsk e Lugansk. Cinque giorni dopo, la Russia ha invaso l’Ucraina. Da quel momento in poi, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sfruttato ogni occasione per spingere verso l’escalation militare. Lo stesso presidente Biden nel marzo 2022 avvisava che inviare equipaggiamento offensivo, aerei e carri armati avrebbe portato certamente alla Terza Guerra Mondiale. Poco più di un anno dopo, Biden aveva cambiato tono e sostenuto un piano per fornire aerei da combattimento F-16 all’Ucraina, facendo pressioni sulla Germania affinché inviasse, a sua volta, carri armati. A soli due mesi dalla ricezione degli HIMAR (lanciarazzi multipli leggeri) l’esercito ucraino iniziò a prendere di mira le infrastrutture critiche, usando quelle armi per colpire il ponte Antonovsky sul fiume Dnipro , e due mesi dopo, in un attacco di prova sulla diga di Kakhovka , utile – come riportato dal Washington Post – a capire se l’acqua del Dnepr poteva essere sollevata abbastanza da ostacolare l’attraversamento russo. Il 6 giugno 2023 la diga di Kakhovka è stata distrutta, provocando una grave catastrofe ambientale che ha causato inondazioni di massa e la contaminazione dell’approvvigionamento idrico locale. L’Ucraina, ovviamente, incolpa la Russia per l’attacco, ma non è stata in grado di produrre prove a sostegno delle sue accuse.

Blumenthal ha continuato spiegando che recentemente l’Ucraina ha accusato senza fondamento la Russia di avere in progetto di attaccare la centrale nucleare di Zaporizhzhia , spingendo due senatori americani a presentare, il 22 giugno 2023, una risoluzione che chiedeva alla NATO di intervenire direttamente in Ucraina e attaccare la Russia se si fosse verificato un incidente del genere. Questo evento ha stabilito una linea rossa de facto per l’avvio dell’azione militare statunitense, molto simile a quella che venne stabilita in Siria.

A questo punto il giornalista domanda al Consiglio di sicurezza: «Perché stiamo tentando l’annientamento nucleare inondando l’Ucraina di armi avanzate e sabotando sistematicamente i negoziati?». Se, come è stato detto dai capi di governo di molte nazioni, quella in Ucraina è letteralmente in una battaglia per la libertà e la democrazia stessa, dov’è la democrazia nella decisione di Zelensky di vietare i partiti di opposizione, criminalizzare i media dei suoi legittimi oppositori politici, incarcerare il suo principale rivale politico e fare irruzione nelle chiese ortodosse per arrestare gli ecclesiastici? Dov’è la democrazia nell’imprigionamento da parte del governo ucraino del cittadino statunitense Gonzalo Lira, per aver messo in dubbio la versione ufficiale del loro sforzo bellico? Dov’è la democrazia nella recente decisione di Zelensky di sospendere le elezioni nel 2024 sulla base del fatto che è stata dichiarata la legge marziale?

Il senatore Graham ha offerto una motivazione molto più cupa e precisa per fornire armi all’Ucraina. Come si è vantato durante un recente incontro con Zelensky a Kiev: «I russi stanno morendo... è il miglior denaro che abbiamo mai speso». Ma mentre la popolazione pronta al combattimento e in età lavorativa continua a morire, i veri vincitori del conflitto si arricchiscono. Blumenthal fa riferimento, ad esempio al segretario di Stato Tony Blinken, che ha trascorso il suo tempo tra le amministrazioni Obama e Biden, lanciando una società di consulenza chiamata WestExec advisors che ha assicurato lucrosi contratti governativi per le società di intelligence e per l’industria degli armamenti. Tra i primissimi consulenti di Blinken per WestExec figurano: il direttore dell’intelligence nazionale Avril Haines , il vicedirettore della CIA David Cohen, l’ex addetto stampa della Casa Bianca Jen Psaki e quasi una dozzina di membri attuali e passati del team di sicurezza nazionale di Biden. Inoltre, l’attuale ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Linda Thomas Greenfield, lavora come consulente senior presso Albright Stonebridge Group , una sedicente “società di diplomazia commerciale” che, tra le altre cose, regola i contratti per il settore dell’intelligence e per l’industria degli armamenti. Questa azienda è stata fondata dalla defunta Madeleine Albright (rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite e, in seguito, Segretario di Stato durante il secondo mandato presidenziale di Clinton), famosa per aver dichiarato che la guerra in Iraq valeva la pena di essere combattuta, nonostante avesse causato la morte di mezzo milione di bambini iracheni sotto il regime delle sanzioni statunitensi. Quindi, mentre gli uomini ucraini di mezza età vengono prelevati dalla polizia militare e mandati in prima linea, gli architetti di questa guerra per procura collegati tra loro finanziariamente e politicamente stanno progettando di raccogliere profitti di proporzioni inimmaginabili. Va da sé che per loro una soluzione negoziata a questa disputa territoriale significa la fine della possibilità di mungere una vacca da quasi 150 miliardi di dollari di aiuti statunitensi all’Ucraina.

Il giornalista conclude così il suo intervento: «La leadership di Biden sovverte i negoziati per perseguire il profitto, rifiutandosi di informare adeguatamente i propri cittadini circa cosa stiano esattamente pagando, spingendo i figli e i fratelli dei suoi presunti partner ucraini su un campo di sterminio per colpire un rivale geopolitico. Quando sia Zelensky che i membri del Congresso degli Stati Uniti chiedono attacchi preventivi alla Russia che contravvengono allo spirito dell’articolo 51 della carta delle Nazioni Unite – che vieta l’occupazione militare prolungata e l’annessione del territorio dello Stato autore dell’attacco – questo consiglio deve agire per far rispettare quella carta. Gli articoli dal 33 al 38 del capitolo VI di quella Carta sono molto chiari sul fatto che il Consiglio di sicurezza deve usare la sua autorità per garantire una risoluzione pacifica della controversia, in particolare quando minaccia la sicurezza internazionale. Ciò non dovrebbe valere solo per Russia e Ucraina, bensì questo consiglio ha l’obbligo di monitorare e limitare rigorosamente gli Stati Uniti e la sua formazione militare illegale nota come NATO.

Il discorso di Max Blumenthal all’ONU suona talmente spregiudicato che si stenta a credere sia stato davvero pronunciato, perché solo chi è completamente estraneo ai giochi del potere può permettersi di usare parole così nette e taglienti. Eppure, è accaduto: un giornalista ha squarciato il velo di Maya, costringendo il governo degli Stati Uniti a stare nudo dinanzi a tutte le sue macchinazioni. La verità, però, è che nonostante gli sforzi di questo giornalista coraggioso l’ingranaggio della micidiale macchina di morte americana si è messa in moto e, oggi come ieri, non c’è nessuno che possa fermarla.


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