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  • Immagine del redattoreAlice Rondelli

I valori della famiglia Schwab

Traduzione di un articolo del giornalista investigativo gallese, Johnny Vedmore, pubblicato sul sito web Unlimited Hangout, il 20 febbraio 2021.

Ph. Disobedient Objects: Victoria&Albert Museum, Londra, 2015 (Alice Rondelli)


Klaus Schwab è probabilmente uno degli uomini più ben collegati sulla Terra, nonché forza trainante del World Economic Forum: l’organizzazione internazionale per la cooperazione tra pubblico e privato. Nell’ovile di Davos, Schwab ha corteggiato capi di stato, importanti dirigenti aziendali e le élite dei circoli accademici e scientifici per oltre 50 anni. Sostenitore del Great Reset – uno sforzo radicale per ricostruire la civiltà a livello globale, a beneficio delle élite facenti parte del World Economic Forum e dei loro alleati – Schwab fondò il forum negli anni ’70 e da allora, la storia della sua famiglia è stata attentamente ripulita. Per questo motivo le informazioni che seguono sono molto importanti.

Gottfried Schwab, il nonno di Klaus, nacque il 10 luglio 1870 a Karlsruhe, nel Gran Ducato di Baden, che l’anno successivo (con la fine della guerra franco-prussiana) entrò a far parte del neo proclamato Impero Tedesco. Nel 1893, il giovane Gottfried aveva 23 anni e partì ufficialmente dalla Germania, rinunciando alla cittadinanza tedesca per emigrare in Svizzera. All’epoca la sua occupazione nota era quella di fornaio. Lì, Gottfried incontrò Marie Lappert (che era originaria di una cittadina vicina) e i due si sposarono in Svizzera il 27 maggio 1898. L’anno successivo, il 27 aprile 1899, nacque loro figlio Eugen Schwab, e Gottfried, nel frattempo, divenne ingegnere meccanico. Quando Eugen aveva circa un anno, Gottfried e Marie decisero di tornare a vivere a Karlsruhe, città natale di Gottfried, che fece nuovamente domanda per la cittadinanza tedesca.

Eugen Schwab seguì le orme di suo padre e divenne un ingegnere, iniziando a lavorare in una fabbrica a Baden-Württemberg, una cittadina dell’Alta Svevia che si trovava nel sud della Germania, e che era la capitale del distretto di Ravensburg. La fabbrica era la filiale tedesca di un’azienda svizzera chiamata Escher Wyss.

La Svizzera aveva molti legami economici di lunga data con l’area di Ravensburg, nella quale i commercianti svizzeri all'inizio del diciannovesimo secolo importavano filati e prodotti per la tessitura. Negli anni ‘30 dell’Ottocento, alcuni operai svizzeri avevano fondato un cotonificio con annesso impianto di sbiancamento e finissaggio di proprietà e gestito dai fratelli Erpf. Allo stesso tempo, il mercato dei cavalli di Ravensburg, creato intorno al 1840, aveva attirato molti imprenditori svizzeri, soprattutto a seguito dell’inaugurazione nel 1847 della linea ferroviaria da Ravensburg a Friedrichshafen, una città situata sul vicino Lago di Costanza al confine tra Svizzera e Germania.

I commercianti di grano di Rorsach visitavano regolarmente la Ravensburger Kornhaus, e il commercio transfrontaliero portò all'apertura in città di una filiale della fabbrica di macchine di Zurigo, Escher-Wyss. La fabbrica era stata fondata da Walter Zuppinger tra il 1856 e il 1859, e nel 1860 iniziò la produzione di strutture particolari su telai meccanici per tessitura di nastri. A quel tempo, la filiale di Ravensburg di Escher Wyss era diretta dal suo fondatore e lì venne sviluppata la turbina tangenziale ottenendo, successivamente, una serie di ulteriori brevetti. Nel 1870 Zuppinger , insieme ad altri, aveva fondato anche una cartiera a Baienfurt vicino a Ravensburg.

A cavallo del nuovo secolo, Escher-Wyss aveva messo da parte la tessitura dei nastri e cominciato a concentrarsi su progetti molto più importanti, come la produzione di grandi turbine industriali. Nel 1907 l’azienda inviò la richiesta di approvazione e concessione per la costruzione di una centrale idroelettrica nei pressi di Dogern am Rhein.

A quell’epoca, il trattato di Versailles aveva limitato la crescita militare ed economica della Germania, così nel 1920 Escher-Wyss si trovò coinvolta in gravi difficoltà finanziarie. La filiale madre dell’azienda si trovava a Zurigo e godeva ancora di una buona reputazione; ritenuta troppo importante per essere lasciata fallire, la compagnia continuò a siglare contratti di ingegneria civile su larga scala per tutti gli anni ‘20.

Nel 1924 dalla corrispondenza tra Guglielmo III Principe di Urach e il gestore patrimoniale della Casa di Urach, relativa alla società Escher-Wyss, emergono i termini e le condizioni generali dell’Associazione dei produttori tedeschi di turbine idrauliche per la fornitura di macchine e altre attrezzature per centrali idroelettriche. Ciò è confermato anche in un opuscolo pubblicitario di Escher-Wyss, stampato il 20 marzo 1923, sulle “Condizioni dell’Associazione dei produttori tedeschi di turbine idrauliche per l’installazione di turbine e parti di macchine all'interno del Reich tedesco”.

Nei primi anni ’30, dopo che la Grande Depressione aveva devastato l’economia globale, Escher-Wyss annunciò che a causa dello sviluppo catastrofico della situazione economica, in connessione con il declino della valuta, alla società era stata concessa la sospensione del fallimento fino alla fine di marzo 1932 e che era stata nominata una società fiduciaria. Nel 1931, l’azienda impiegava circa 1.300 lavoratori senza contratto e 550 dipendenti.

Verso la metà degli anni 30, Escher-Wyss era nuovamente in difficoltà finanziarie. Per salvare l'azienda questa volta, era stato coinvolto un consorzio, in parte formato dalla Banca Federale Svizzera, che aveva effettuato una nuova ristrutturazione.

Nel 1938 fu annunciato che un ingegnere dell’azienda, il colonnello Jacob Schmidheiny, sarebbe diventato il nuovo presidente del consiglio di amministrazione di Escher-Wyss. Allo scoppio della guerra nel 1939, la nuova gestione dell’azienda non vedeva l’ora di trarre profitto dalla situazione. Si apriva la strada verso la sua trasformazione in un importante appaltatore militare nazista.

Quando Adolf Hitler salì al potere, molte cose cambiarono in Germania, e la storia della popolazione ebraica di Ravensburg in quell'epoca è da raccontare. Nel medioevo, al centro di Ravensburg si trovava una sinagoga al servizio di una piccola comunità ebraica. Alla fine del 1429 gli ebrei di Ravensburg furono presi di mira e ne seguì un orribile massacro; anche nei vicini insediamenti ci furono arresti di massa di residenti ebrei e, alla fine, tutti quelli rimasti furono presto espulsi dalla regione. Solo nel XIX secolo gli ebrei furono in grado di stabilirsi legalmente a Ravensburg, ma fino al 1933 a vivere nella cittadina erano appena 23 persone. Dunque, all'inizio degli anni ‘30 c’erano sette principali famiglie ebree che risiedevano a Ravensburg, ma dopo che i nazionalsocialisti ebbero preso il potere, esse furono costrette a emigrare, mentre altri sarebbero stati successivamente assassinati nei campi di concentramento nazisti. I proprietari dei quattro grandi magazzini ebraici di Ravensburg vennero costretti a vendere le loro proprietà a mercanti non ebrei tra il 1935 e il 1938; durante questo periodo, molti ebrei di Ravensburg riuscirono a fuggire all’estero. Sopravvissero solamente tre cittadini ebrei che vivevano a Ravensburg, perché sposati con persone di razza ariana.

Quando la Germania annesse la Polonia, la fabbrica Escher-Wyss di Ravensburg (al tempo gestita direttamente da Eugen Schwab, padre di Klaus) si vide assegnare dal partito nazista di Hitler il titolo di “società modello nazionalsocialista”. Era evidente che i nazisti stessero corteggiando la compagnia svizzera per la cooperazione nell’imminente guerra e le loro avances alla fine furono ricambiate.

È interessante notare come Ravensburg fosse un’anomalia nella Germania in tempo di guerra, poiché non fu mai presa di mira da alcun attacco aereo alleato. La presenza della Croce Rossa e un presunto accordo con varie compagnie tra cui Escher-Wyss fece si che le forze alleate accettassero pubblicamente di non prendere di mira la città della Germania meridionale. Durante la guerra, a Ravensburg non venne classificato alcun obiettivo militare significativo e per questo motivo, infatti, il paese conserva tutt’oggi molte delle sue caratteristiche originarie.

Eugen Schwab continuò a gestire la “compagnia modello nazionalsocialista” Escher-Wyss, che di lì a poco, avrebbe aiutato la Wermacht nazista a produrre armi da guerra e armamenti. L’azienda, infatti, era leader nella tecnologia delle grandi turbine per dighe idroelettriche e centrali elettriche, ma produceva anche parti per gli aerei da combattimento tedeschi. Non solo, risultava anche intimamente coinvolta in progetti molto più sinistri in corso dietro le quinte che, se completati, avrebbero potuto cambiare l’esito della seconda guerra mondiale. Esistono alcuni documenti dell’intelligence militare occidentale che dimostrano che gli alleati fossero già a conoscenza della complicità e della collaborazione di Escher-Wyss con i nazisti. All’interno dei loro fascicoli, infatti, c’erano alcune menzioni specifiche di Escher-Wyss, in cui si spiegava che l’azienda Svizzera stava lavorando a un grosso ordine per la Germania. Nel settembre 1944 l’azienda spediva dalla Svizzera (che teoricamente era neutrale all’interno del conflitto) i lanciafiamme; inoltre, stoccava le esportazioni tedesche e forniva l’attrezzatura necessaria alla raffinazione della bauxite ungherese.

Contestualmente, Escher-Wyss continuava ad essere leader in un campo fiorente: la creazione della nuova tecnologia delle turbine. La società, infatti, aveva progettato una turbina da 14.500 CV per Norsk Hydro, un impianto idroelettrico industriale strategicamente importante situato a Vemork, in Norvegia. L’impianto Norsk Hydro, in parte alimentato da Escher Wyss, era l'unico impianto industriale sotto il controllo nazista in grado di produrre acqua pesante, ingrediente essenziale per produrre plutonio per il programma nazista della bomba atomica.

Durante il 1942 e il 1943, la centrale idroelettrica fu l’obiettivo di incursioni parzialmente riuscite del commando britannico e della resistenza norvegese; tuttavia, la produzione di acqua pesante continuò. Seppure le forze alleate sganciarono più di 400 bombe sull’impianto, ciò influì a malapena sulle operazioni che si svolgevano al suo interno. Nel 1944, una nave tedesca tentò di trasportare acqua pesante in Germania, ma la Resistenza norvegese riuscì ad affondarla. Insomma, con l'aiuto di Escher-Wyss, i nazisti furono quasi in grado di cambiare le sorti della guerra e ottenere una vittoria dell'Asse.

Secondo l’archivio della città di Ravensburg, durante la guerra la Escher-Wyss impiegava tra 198 e 203 lavoratori civili e prigionieri di guerra. Di conseguenza, l’uso di masse per i lavori forzati a Ravensburg rese necessario allestire uno dei più grandi campi di lavoro nazisti.

Quindi, l'unica cosa di cui Eugen Schwab si preoccupò durante la guerra fu di mantenere intatto lo status quo dell’azienda che dirigeva.

Il 30 marzo 1938 a Ravensburg nacque Klaus Martin Schwab, il primogenito di Eugene. Sia Klaus che suo fratello minore seguirono le orme del nonno, Gottfried, e del padre, Eugen, formandosi come ingegneri meccanici.

Dopo aver conseguito un paio di diplomi, tra il 1958 e il 1962 , Klaus iniziò a lavorare con diverse società di ingegneria e, nel 1962, completò i suoi studi di ingegneria meccanica presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia. L’anno successivo, il ragazzo portò a termine un corso di economia presso l’Università di Friburgo, per poi lavorare come assistente del direttore generale dell’Associazione tedesca dei costruttori di macchine di Francoforte, dal 1963 al 1966. Nel 1966 Klaus conseguì anche il dottorato in ingegneria presso il Politecnico federale di Zurigo (ETH). In quel momento il padre di Klaus, dopo essere stato amministratore delegato della fabbrica Escher-Wyss da prima della guerra, veniva eletto presidente della Camera di commercio di Ravensburg. Nel 1967, Klaus Schwab conseguì il dottorato in economia sempre presso l’Università di Friburgo e un Master in amministrazione pubblica presso la John F. Kennedy School of Government di Harvard negli Stati Uniti. Uno dei professori di Schwab fu Henry Kissinger (un politico e diplomatico statunitense d'origine ebraico-tedesca, membro del Partito Repubblicano, Consigliere per la sicurezza nazionale e Segretario di Stato degli Stati Uniti, durante le presidenze Nixon e Ford tra il 1969 e il 1977). Kissinger, in seguito, dirà di essere stato tra i primi a influenzare le idee che Schwab avrebbe successivamente seguito per tutto il corso della sua vita. Nel 1967 Klaus Schwab cominciò a lavorare per Escher-Wyss, la vecchia azienda di suo padre, come assistente del Presidente. Entro breve, a seguito di una fusione alla quale Schwab avrebbe contribuito, l’azienda sarebbe diventata Sulzer Escher-Wyss.

La Sulzer, era un’azienda svizzera le cui origini risalgono al 1834 ed era salita alla ribalta dopo aver iniziato a costruire compressori nel 1906. Seppure nel 1914 l’azienda a conduzione familiare era entrata a far parte di un gruppo formato da tre società per azioni, negli anni ‘30 i suoi profitti vennero pesantemente afflitti dalla Grande Depressione. Tuttavia, la seconda guerra mondiale non aveva colpito la Svizzera tanto quanto i suoi vicini tedeschi; inoltre, il boom economico che sarebbe seguito al conflitto avrebbe portato la Sulzer ad accrescere il suo dominio sul mercato. Nel 1966, poco prima dell'arrivo di Klaus Schwab, Sulzer e Escher-Wyss cominciano a fondersi e nel 1969, quando l’ultima delle azioni fu acquisita dai fratelli Sulzer, l’azienda divenne Sulzer Escher-Wyss AG.

Una volta avviata la fusione, la Escher-Wyss subì una ristrutturazione dei consigli di amministrazione, ma non solo: in quella fase, si decise anche che Escher-Wyss e Sulzer si sarebbero concentrate su aree separate dell'ingegneria meccanica, con gli stabilimenti Escher-Wyss che lavoravano principalmente alla costruzione di centrali idrauliche, mentre Sulzer si concentrava sull’industria della refrigerazione, nonché sulla costruzione di caldaie a vapore e turbine a gas.

Il primo gennaio 1968, una Sulzer Escher-Wyss appena riorganizzata, venne lanciata pubblicamente e la società razionalizzata; ciò includeva una stretta collaborazione con Brown Boveri, un gruppo di società di ingegneria elettrica svizzere che avevano lavorato anche per i nazisti, fornendo ai tedeschi parte della loro tecnologia utilizzata durante la seconda guerra mondiale. Brown Boveri, dunque, si trovava in una condizione privilegiata per partecipare alla corsa agli armamenti della Guerra Fredda.

La fusione e la riorganizzazione di questi due giganti svizzeri dell’ingegneria meccanica, ha visto la loro collaborazione ripagare in modi unici. Durante le Olimpiadi invernali del 1968 che si tennero a Grenoble, l’azienda ha utilizzato otto compressori di refrigerazione per creare tonnellate di ghiaccio artificiale. In seguito, nel 1969 le due aziende si unirono per contribuire alla costruzione di una nuova nave passeggeri denominata Hamburg, la prima nave al mondo ad essere completamente climatizzata grazie alla combinazione Sulzer-Escher-Wyss.

Nel 1967, Klaus Schwab irruppe ufficialmente sulla scena della comunità imprenditoriale svizzera e assunse un ruolo guida nella fusione tra Sulzer ed Escher-Wyss, stringendo proficue alleanze con Brown Boveri e altre aziende. Nel dicembre 1967, Schwab partecipò ad un evento che si tenne a Zurigo, che coinvolgeva le principali organizzazioni svizzere di ingegneria meccanica, tra le quali: l’Associazione dei datori di lavoro dei produttori svizzeri di macchine e metalli e l’Associazione dei produttori svizzeri di macchine. Nel suo discorso, Schwab avrebbe correttamente predetto l'importanza di incorporare i computer nella moderna ingegneria meccanica svizzera. Queste le sue parole:

«Nel 1971, è probabile che i prodotti che oggi non sono nemmeno sul mercato rappresentino fino a un quarto delle vendite. Ciò richiede alle aziende di ricercare sistematicamente possibili sviluppi e identificare le lacune del mercato. Quindi, tutti devono utilizzare gli ultimi progressi tecnologici e il computer è uno di questi. Le numerose piccole e medie imprese del nostro settore delle macchine devono intraprendere la strada della cooperazione, oppure avvalersi di speciali fornitori di servizi di elaborazione dati.»

I computer e i dati, dunque, erano considerati da Schwab molto importanti per il futuro. Nel 1968, l’azienda per la quale lavorava, infatti, diceva di sé: «Le attività di tecnologia dei materiali sono state intensificate perché esse costituiscono la base per i prodotti di tecnologia medica, e questo comporta un cambiamento fondamentale da azienda produttrice di macchine a società tecnologica».

Klaus Schwab stava aiutando a trasformare Sulzer-Escher-Wyss in qualcosa di più di un semplice gigante della costruzione di macchine, la stava trasformando in una società tecnologica che guidava il settore verso un futuro hi-tech. Ma il progresso tecnologico non era l’unico aggiornamento che Klaus Schwab voleva introdurre alla Sulzer Escher-Wyss, egli desiderava anche cambiare il modo in cui l’azienda pensava al proprio stile manageriale aziendale. Schwab e i suoi stretti collaboratori, infatti, promossero una filosofia aziendale completamente nuova, che avrebbe consentito a tutti i dipendenti di accettare gli imperativi della motivazione per garantire la flessibilità e la manovrabilità.

Alla fine degli anni ‘60, Schwab cominciò ad emergere come figura pubblica e anche Sulzer Escher-Wyss si interessò più che mai al contatto con la stampa. Nel gennaio 1969 i colossi svizzeri istituirono una pubblica consultazione dal titolo: “Giornata della stampa nell'industria delle macchine ”, che riguardava principalmente questioni di gestione aziendale. Durante l’evento, Schwab affermerò che le aziende che utilizzano stili autoritari di gestione aziendale sono incapaci di attivare completamente il capitale umano. Questa è un’argomentazione che egli userà in diverse occasioni durante la fine degli anni ‘60.

Escher-Wyss è stata pioniera in alcune delle tecnologie più importanti nella generazione di energia. Infatti, l’azienda era stata la prima in assoluto a sviluppare la turbomacchina per i sistemi CBC a partire dal 1939. Il CBC è un controllo numerico computerizzato automatizzato degli strumenti di lavorazione (come trapani, torni e fresatrici), per mezzo di un computer. Una macchina CBC elabora un pezzo di materiale seguendo le istruzioni programmate codificate, senza che un operatore manuale controlli direttamente l'operazione di lavorazione.

Nel 1966 (poco prima dell'ingresso di Klaus Schwab in Escher-Wyss e dell'inizio della fusione con Sulzer) fu progettato il compressore ad elio Escher-Wyss per La Fleur Corporation, che ha perfezionato l’evoluzione dei prodotti che venivano creati da Brayton Cycle Development. Questa tecnologia fu importante per l’industria delle armi fino al 1986, grazie ai suoi droni a propulsione nucleare, dotati di un reattore nucleare a ciclo Brayton raffreddato ad elio.

Escher-Wyss era stata coinvolta nella produzione e nell’installazione della tecnologia nucleare almeno fin dal 1962, come dimostra un brevetto per un “sistema di scambio termico per una centrale nucleare”, e un altro del 1966 per un “impianto nucleare a turbina a gas con raffreddamento di emergenza”. Dopo che il padre Klaus Schwab ebbe lasciato il suo lavoro presso Sulzer Escher-Wyss, Sulzer aiutò anche a sviluppare turbocompressori speciali per l’arricchimento dell’uranio per produrre combustibili per reattori. Quando Klaus Schwab si unì a Sulzer Escher-Wyss nel 1967 e iniziò la riorganizzazione dell'azienda per diventare una società tecnologica, il coinvolgimento di Sulzer Escher-Wyss negli aspetti più oscuri della corsa globale agli armamenti nucleari divenne immediatamente più pronunciato. Prima che Klaus Schwab venisse coinvolto, infatti, Escher-Wyss si era spesso concentrata sull’aiutare a progettare e costruire parti per usi civili della tecnologia nucleare; tuttavia, fu con il suo arrivo che l’azienda cominciò a partecipare alla proliferazione illegale della tecnologia relativa alle armi nucleari.

Nel 1969, quando l’incorporazione di Escher Wyss in Sulzer fu completata, la compagnia venne rinominata Sulzer AG, eliminando lo storico nome: Escher-Wyss.

Grazie a un rapporto condotto dalle autorità svizzere, finalizzato in un lavoro intitolato: Switzerland and South Africa 1948-1994 - Final Report of the NFP 42+ commissioned by the Swiss Federal Council, scritto da Georg Kreis e pubblicato nel 2007, è stato rivelato che Sulzer-Escher-Wyss iniziò segretamente a procurarsi e costruire parti chiave per armi nucleari durante gli anni ‘60. La società, mentre Schwab era nel consiglio, iniziò anche a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo del programma illegale di armi nucleari del Sudafrica durante gli anni più bui del regime dell’apartheid.

Klaus Schwab è stato una figura di spicco nella fondazione di una cultura aziendale che ha aiutato Pretoria a costruire sei armi nucleari e ad assemblarne parzialmente una settima.

Il rapporto, ha delineato come Sulzer AG avesse fornito componenti vitali al governo sudafricano e trovato prove del ruolo della Germania nel sostenere il regime razzista sudafricano, rivelando anche che il governo svizzero fosse a conoscenza di affari illeciti, ma che li tollerava in silenzio, sostenendo attivamente alcuni di loro, o criticandoli solo a malincuore.

Nel 1967, il Sudafrica aveva costruito un reattore come parte di un piano per la produzione di plutonio e lo sviluppo di acqua pesante per la creazione di uranio, la stessa tecnologia che era stata utilizzata dai nazisti anche con l’aiuto di Escher-Wyss. Questo potrebbe spiegare perché i sudafricani inizialmente coinvolsero Escher-Wyss. Tuttavia, nel 1969 il Sudafrica abbandonò il progetto del reattore, perché questo stava prosciugando risorse dal loro programma di arricchimento dell'uranio che era iniziato nel 1967.

Nel 1970, Escher-Wyss era profondamente coinvolta nella tecnologia nucleare, come si può constatare anche in un documento disponibile nell’archivio di stato di Baden-Württemberg . Un verbale, infatti, mostra i dettagli di una procedura di appalto pubblico, e contiene informazioni sui colloqui di aggiudicazione con società specifiche coinvolte nell’approvvigionamento di tecnologia e materiali nucleari. Le società citate includono: NUKEM; Uhde; Krantz; Preussag; Escher-Wyss; Siemens; Valle del Reno; Leboldo; Lurgi; e il famigerato Transnuklear .

Gli svizzeri e i sudafricani hanno avuto uno stretto rapporto in questo periodo storico, durante il quale non era facile per il brutale regime sudafricano trovare stretti alleati. Il 4 novembre 1977, infatti, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva promulgato la risoluzione 418, che imponeva un embargo obbligatorio sulle armi contro il Sudafrica e che sarebbe stato revocato solamente nel1994.

Georg Kreis, colui che firmò il rapporto Switzerland and South Africa 1948-1994 - Final Report, sottolineò che nel 1978 anche il Movimento anti-apartheid aveva registrato il fatto che le autorità avessero assunto un atteggiamento di laisse-faire nei confronti dei rapporti tra il governo sudafricano e la Sulzer Escher-Wyss, e che i crediti all'ESCOM (la piattaforma integrata per la governance dei contratti dei servizio di energia) includevano anche considerevoli contributi da parte delle banche svizzere.

Veniamo ora alla fondazione del World Economic Forum.

Nel 1970, il giovane Klaus Schwab scrisse alla Commissione Europea per chiedere un aiuto nella creazione un “think tank non commerciale per i leader aziendali europei”. La commissione si prestò a sponsorizzare l’evento inviando il politico francese Raymond Barre a fungere da mentore intellettuale del forum. Raymond Barre, che all'epoca era commissario europeo per gli affari economici e finanziari, sarebbe poi diventato primo ministro francese, e accusato in seguito di fare commenti antisemiti mentre era in carica.

Così, nel 1970, Schwab lasciò Escher Wyss per organizzare una conferenza manageriale aziendale di due settimane, che si tenne a Davos, in Svizzera, nel 1971 e che fu il primo meeting del World Economic Forum, allora chiamato European Management Symposium. All’incontro presero parte circa 450 tra manager di varie aziende, politici e accademici, provenienti da 31 paesi. Il progetto è stato registrato come organizzato da Klaus Schwab e dalla sua segretaria Hilde Stoll che in quello stesso anno sarebbe diventata sua moglie.

Ganga Jey Aratnam (esperto di social medicine e sociologia presso l’Università di Basilea) nel 2018 dirà: «Lo “Spirito di Davos” di Klaus Schwab era anche lo “Spirito di Harvard”». Sì, perché non solo la business school aveva sostenuto l’idea di un simposio, ma il famoso economista di Harvard, John Kenneth Galbraith, aveva parlato dell’esigenza di pianificare il capitalismo e di un riavvicinamento tra Oriente e Occidente.

Non era la prima volta che Davos ospitava eventi del genere. Tra il 1928 e il 1931, infatti, all’Hotel Belvédère si svolsero le Conferenze dell’Università di Davos, eventi che furono co-fondati da Albert Einstein e interrotti solo dalla Grande Depressione e dalla minaccia di una guerra incombente.

A fornire lo stimolo per la creazione del simposio di Klaus Schwab è stato il Club di Roma, un influente think tank dell’élite scientifica e finanziaria che rispecchia in molti modi il World Economic Forum, soprattutto nella sua promozione di un modello di governance globale guidato da un élite tecnocratica. Il Club era stato fondato nel 1968 dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal chimico scozzese Alexander King, durante un incontro privato in una residenza di proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, in Italia. Tra i suoi primi risultati, ci fu un libro pubblicato nel 1972, intitolato “I limiti dello sviluppo” che si concentrava in gran parte sulla sovrappopolazione globale. L’opera avvertiva che «se i modelli di consumo del mondo e la crescita della popolazione fossero continuati agli stessi alti ritmi, la terra avrebbe raggiunto i suoi limiti entro un secolo». Al terzo convegno del World Economic Forum, nel 1973, Peccei tenne un discorso riassuntivo del libro che il sito del WEF ricorda come l’evento caratterizzante di questo storico incontro. Nello stesso anno, il Club di Roma pubblicò un rapporto che descriveva in dettaglio un modello adattivo per la governance globale, che auspicava l’organizzazione del mondo in dieci regioni economico/politiche interconnesse. Negli anni, il Club di Roma è stato a lungo controverso per via della sua ossessione per la riduzione della popolazione globale, che i critici hanno descritto come influenzata dall'eugenetica. Tuttavia, nel famigerato libro The First Global Revolution del 1991, il Club di Roma sosteneva che tali politiche avrebbero potuto ottenere il sostegno popolare se le masse fossero state in grado di collegarle a una lotta esistenziale contro un nemico comune. A tal fine, l’opera contiene un passaggio intitolato «Il nemico comune dell'umanità è l’uomo», che afferma: «Nella ricerca di un nemico comune contro il quale possiamo unirci, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, avrebbero fatto al caso nostro. Nella loro totalità e nelle loro interazioni, questi fenomeni costituiscono una minaccia comune che deve essere affrontata facendo fronte comune. Tutti questi pericoli sono causati dall'intervento umano nei processi naturali, ed è solo modificando atteggiamenti e comportamenti che questi problemi possono essere superati. Il vero nemico quindi è l'umanità stessa». Negli anni successivi, l’élite che popola il Club di Roma e il World Economic Forum ha spesso sostenuto che i metodi di controllo della popolazione sono essenziali per proteggere l’ambiente. Non sorprende, quindi, che il World Economic Forum utilizzi allo stesso modo le questioni del clima e dell’ambiente per commercializzare politiche ritenute necessarie che sarebbero altrimenti impopolari, come quelle del Great Reset.

Si può, dunque, dire che il passato è il prologo. Sì, perché dalla fondazione del World Economic Forum, Klaus Schwab è diventato una delle persone più potenti del mondo e il suo Great Reset ha reso più importante che mai scrutare a fondo quest’uomo, che oggi è seduto sul trono globalista. Dato il suo ruolo di primo piano nello sforzo di vasta portata per trasformare ogni aspetto dell’ordine esistente, la storia di Klaus Schwab era difficile da ricercare. Il giornalista che ha scritto questo articolo spiega che quando ha iniziato a scavare nella storia di Klaus Schwab, che siede a capo di altri oscuri promotori e agitatori d’élite, scoprì che molte informazioni erano state nascoste o rimosse.

Klaus Schwab si è presentato come un vecchio zio gentile che desidera fare del bene all’umanità, ma la sua storia personale ci racconta di più. Schwab è figlio di un collaboratore nazista che ha usato il lavoro degli schiavi e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima bomba atomica; Schwab è la persona che ha contribuito a spingere Sulzer Escher-Wyss verso una rivoluzione tecnologica che l’ha condotta verso la creazione illegale di armi nucleari, per il regime di apartheid razzista del Sud Africa; Schawb è il membro di spicco di una famiglia ricca e ben collegata, che ha una storia di aiuto nella creazione di armi di distruzione di massa per governi aggressivi e razzisti.

Nel 2006 Klaus Schwab pronunciò parole profetiche: «La conoscenza sarà presto disponibile ovunque – io la chiamo la googlizzazione della globalizzazione. Non è più quello che sai, è come lo usi». A gennaio di quello stesso anni, Klaus Schwab annunciò che il 2021 sarebbe stato l’anno in cui il World Economic Forum e i suoi alleati dovevano ricostruire la fiducia delle masse.

Il giornalista conclude l’articolo ponendosi una domanda importante: Klaus Schwab sta cercando di creare la Quarta Rivoluzione Industriale, o sta cercando di creare il Quarto Reich?


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